Il gene 5HTTPLR SLC6A4 codifica per la proteina trasportatrice della serotonina (SERT), neurotrasmettitore fondamentale per l’adattamento psico-fisico allo stress ambientale. E’ stato dimostrato che lo stress alimentare, causato da un’alimentazione qualitativamente inadeguata o mal distribuita e sbilanciata, ha un ruolo essenziale nella risposta allo stress della vita quotidiana. Il concetto innovativo alla base della presente indagine consiste nell’utilizzare per la prima volta la tipizzazione genetica delle varianti alleliche S/S, S/L, L/L del gene 5HTTPLR SLC6A4, in tutte le sue possibili interazioni epistatiche, come indicatore di adattamento lento, intermedio e rapido allo stress alimentare. Secondo l’innovativa chiave di lettura introdotta dalla presente indagine, gli individui sono raggruppati in tre ben distinte tipologie: gli adattatori lenti al cibo (Food Slow Stress Adapter = FSSA), intermedi (Food Intermediate Stress Adapter = FISA) e veloci (Food Fast Stress Adapter = FFSA). Il test ha evidenziato un genotipo L/S, eterozigosi per inserzione/delezione. E’ consigliato uno schema dietetico per il soggetto FISA che contiene gli alimenti, la loro distribuzione giornaliera, oltre alla sempre auspicabile rotazione nel tempo (preferibilmente un intervallo di 72 ore prima di reintrodurre nello schema lo stesso alimento) riportato in appendice.
SENSIBILITA' AL LATTOSIO
L’ipolattasia è un’intolleranza alimentare dovuta al progressivo declino dell’attività dell’enzima lattasi. Il bambino è geneticamente predisposto per digerire il lattosio (un disaccaride presente nel latte dei mammiferi e nei suoi derivati) poiché produce la lattasi, una β-galattosidasi che idrolizza il lattosio in D-glucosio e D-galattosio. L’enzima compare nell’uomo già durante la gestazione e fisiologicamente diminuisce fino a ridursi nell’adulto a un decimo del suo valore alla nascita. Con l’avanzare dell’età, possono aumentare quindi i problemi di malassorbimento del lattosio con quadri clinici talvolta gravi, ascrivibili alle intolleranze intestinali ai disaccaridi, che portano a una riduzione del consumo di latte. L’ipolattasia è annoverata fra i più diffusi difetti enzimatici, coinvolgendo oltre un terzo della popolazione mondiale adulta. La comune base alimentare fra aree a forte prevalenza e aree a bassa prevalenza del disturbo, tende a escludere il ruolo della dieta nella sua insorgenza. Allo stesso modo, è venuta a cadere la teoria dell’inducibilità della lattasi, (teoria che ipotizzava l’assunzione di latte come fattore di contrasto nel declino della lattasi), a favore dell’ipotesi di un declino geneticamente determinato dell’attività enzimatica. Recenti lavori scientifici hanno segnalato che responsabile della patologia è una mutazione puntiforme (13910T/C) sul gene codificante per la lattasi. Questa mutazione è trasmessa in forma autosomale recessiva, per cui i soggetti portatori della mutazione in forma omozigote manifestano un’intolleranza al lattosio primaria. E non va confusa con la carenza di lattasi acquisita (o secondaria), che è invece per definizione un fenomeno transitorio, dovuto al danneggiamento della mucosa intestinale da parte di processi infettivi, allergici o infiammatori. Il test ha evidenziato un genotipo C/C associato a una predisposizione a un intolleranza al lattosio, o meglio, non è presente la variante che consente il perdurare dell’enzima in quantità sufficienti a digerire il lattosio.
MALATTIA CELIACA
La malattia celiaca è una particolare forma d’intolleranza permanente alla gliadina, una frazione proteica della farina di grano, dell’orzo e di altri cereali, che s’instaura in soggetti geneticamente predisposti. La storia naturale della malattia evidenzia oltre alla forma classica che si manifesta nei primi anni di vita, l’esistenza di forme latenti, che possono esordire con una sintomatologia tardiva, o atipiche che sono svelate attraverso patologie autoimmuni associate. Nella patogenesi della malattia intervengono molteplici eventi che condizionano e accelerano la comparsa delle lesioni. Tra essi un ruolo fondamentale è svolto da una risposta immunologica umorale e cellulare verso epitopi della transglutaminasi tissutale (t-TG) e della gliadina. La transglutaminasi è un enzima implicato nella produzione della matrice extracellulare, ha come substrato la gliadina, ed è stato dimostrato che nel complesso t-TG-gliadina si producono dei neoepitopi che possono innescare la risposta immunitaria diretta verso le due molecole. Questi epitopi sono preferenzialmente riconosciuti dalle cellule presentanti l’antigene (APC) nell’ambito del complesso maggiore di istocompatibilità di classe II (MHC II). In particolare l’aplotipo HLA-DQ2 e DQ8 codificato dalla combinazione allelica DQA1*0201, DQA1*03 e DQB1*02 che è presente nel 98% dei celiaci Nord Europei.
Il test non ha evidenziato una predisposizione verso questa malattia, in altre parole la possibilità di svilupparla è bassissima (meno di 1/200).
SENSIBILITA' AL NICKELLa dermatite allergica da contatto da nichel è una patologia infiammatoria cronica con un’elevata incidenza nei paesi industrializzati (15% delle dermatiti allergiche da contatto). Il nichel è un metallo di transizione la cui capacità di indurre effetti biologici dipende in parte dalle sue proprietà chimiche e in parte dalle caratteristiche individuali dei soggetti; un’esposizione prolungata a esso può causare irritazioni della pelle quasi serie e lesioni anche dolorose.
Il test genetico ha evidenziato che il gene del TNFα, responsabile della risposta infiammatoria e, il gene della GSTM1, coinvolta nel processo di disintossicazione, non hanno le variazioni che predispongono a risposte infiammatorie nel contatto con allergeni. Questi risultati riducono il rischio ma non escludono una sensibilità al nichel.
SENSIBILITA' AL SALE
L’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) gioca un ruolo chiave nel mantenimento dell’omeostasi cardiovascolare, regolando sia la produzione del potente vaso costrittore Angiotensina II a partire da Angiotensina I, sia inattivando ormoni vaso-dilatatori quali la bradichinina. La concentrazione dell’enzima ACE a livello plasmatico e cellulare è regolato dal corrispondente gene ACE. A livello dell’introne 16 di tale gene è presente un polimorfismo del tipo inserzione/delezione dovuta alla presenza (allele I - inserzione) o assenza (allele D - delezione) di una sequenza ripetuta Alu di 287 bp. Tale polimorfismo può produrre tre diversi genotipi: II (Inserzione in omozigosi), ID (eterozigosi per Inserzione/Delezione) e DD (Delezione in omozigosi). Differenti studi hanno associato il genotipo DD con un incremento del rischio di patologie cardiovascolari, a causa di un conseguente aumento dei livelli plasmatici di ACE (doppi rispetto ai soggetti con genotipo II). Tra le conseguenze del polimorfismo ACE ci sono l’ipertensione, l’arteriosclerosi, la nefropatia diabetica, l’ipertrofia ventricolare e la poliabortività. Inoltre il genotipo DD è un fattore di rischio indipendente per l’infarto del miocardio, quindi è considerato il più pericoloso dei tre genotipi.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo DD e pertanto una predisposizione all’ipertensione correlato all’uso eccessivo di sale nella dieta. Per la prevenzione dei rischi correlati all’uso eccessivo di sale si consiglia un limite massimo di consumo giornaliero di 6 g, pari a un corrispondente apporto di circa 2,4 g di sodio, sostanza responsabile del suo sapore, ma anche dei suoi effetti sulla pressione del sangue (raccomandazione dell’INRAN, in linea con l’OMS).
SENSIBILITA' ALL'ALCOOL
L’Alcool - deidrogenasi 1C metabolizza l’alcool formando acetaldeide, composto tossico responsabile di alcuni effetti negativi dell’eccessivo consumo di alcool, metabolizzato da un altro enzima chiamato aldeide - deidrogenasi in una sostanza non tossica. Il test genetico ha evidenziato un genotipo in eterozigosi per l’allele Val, caratterizzato dalla presenza di una valina in una specifica posizione della sequenza aminoacidica, che è responsabile della minore attività, correlata a livelli più alti di colesterolo HDL “buono” nei bevitori moderati (fino a 3 unità a settimana). La moderazione, tuttavia, è molto importante perché l’alcool viene metabolizzato più lentamente.
UTILIZZO OLIO DI OLIVAL’Apolipoproteina C3 (APOC3) esercita un ruolo importante nel metabolismo dei lipidi, inibendo il metabolismo del triacil-glicerolo ad opera dell'enzima lipoproteina-lipasi (LPL), con conseguente incremento del livello di trigliceridi (ipertrigliceridemia). I polimorfismi T3175G e T3206G del gene APOC3 sono associati ad un rischio 4 volte superiore di ipertrigliceridemia e ad un elevato rischio di insorgenza di infarti, arteriosclerosi e patologie cardiovascolari.
APOC3 riduce la eliminazione dei trigliceridi inibendo l’attività della lipoproteina-lipasi (LPL). Questo è un enzima che trasforma i trigliceridi in acidi grassi liberi. La variante genetica dell’APOC3 influenza i livelli di TG e la tua versione, GG, è legata a livelli più alti.
Entrambi questi geni sono coinvolti nel metabolismo e nel processamento dei lipidi e lavorano insieme.
SENSIBILITA' AI GRASSI SATURI
Il tuo risultato dell’ LPL (CC) contribuisce anch’esso a modifica dei profili lipidici, la tua versione è stata associata con livelli più basso di HDL (il colesterolo “buono”) e livelli più alti dei TG.
Il tuo risultato dell’ LPL (CG) contribuisce anch’esso a modifica dei profili lipidici, la tua versione non è stata associata con livelli più basso di HDL (il colesterolo “buono”) e livelli più alti dei TG.
Basato sul tuo genotipi il consiglio è quello di ridurre i grassi saturi nella dieta (< 16 g/giorno), eliminare i grassi trans e sostituirli con una maggiore assunzione di olio di oliva.
SENSIBILITA' CAFFEINA E CARNI GRIGLIATE
CYP1A2 codifica per un enzima citocromo P450 che è coinvolto nella fase I (attivazione) della rimozione delle tossine, come cancerogeni dei cibi e dei fumi, e nel metabolismo della caffeina. Il test ha evidenziato un genotipo in eterozigosi che codifica per un enzima con un’attività lenta ed una veloce. Si consiglia, quindi, di limitare il consumo di carni grigliate a circa 1 o 2 volte a settimana. Per quanto concerne la caffeina, il test ha evidenziato un genotipo intermedio per cui si dovrebbe limitare l’assunzione della caffeina, preferibilmente la completa eliminazione.
UTILIZZO CRUCIFERELe glutatione S-transferasi (GST) di membrana e citosoliche sono codificate da due distinte superfamiglie geniche. Il gene GSMT1 codifica per l’enzima glutathione S-transferasi compresa nella classe mu. Gli enzimi di classe mu sono una famiglia di isoenzimi detossificanti che catalizzano la coniugazione di varie molecole tossiche, come composti elettrofilici, che includono carcinogeni, farmaci, tossine ambientali e prodotti dello stress ossidativo con il glutatione rendendole meno reattive e più facilmente eliminabili dall’organismo. I geni che codificano per gli enzimi di classe mu sono organizzati in un cluster genico sul cromosoma 1p13.3 e sono altamente polimorfici. Queste variazioni genetiche possono cambiare la suscettibilità degli individui ai carcinogeni e alle tossine come pure influenzano la tossicità ed efficienza di certi farmaci. Mutazioni nulle di questa classe genica sono state associate con un aumento dell’incidenza del cancro, probabilmente dovuto ad un aumento della suscettibilità alle tossine ambientali e carcinogeni. Molteplici isoforme proteiche sono codificate da varianti trascrizionali di questo gene.
Il polimorfismo del Glutatione S-transferasi mu, M1 (GSTM1), caratterizzato dalla delezione della maggior parte della regione codificante del gene, determina una perdita di funzionalità dell’enzima.
Il test genetico non ha evidenziato delezione del gene GSMT1 e, quindi, l’enzima conserva la propria attività. Non è, pertanto, necessario aumentare il consumo di crucifere nella dieta per compensare la mancanza di GSTM1.
Il test genetico ha evidenziato delezione del gene GSMT1 che determina perdita dell’attività enzimatica rallentando l’eliminazione di sostanze tossiche dal corpo. È stato dimostrato in molti studi che sostanze protettive nella verdura tipo crucifere possono compensare la mancanza di GSTM1. Si consiglia, pertanto, un consumo di questa verdura almeno 4 volte alla settimana.
INFIAMMAZIONE GENERALE
E’ ormai noto che l’infiammazione ha un ruolo principale nella patogenesi dell’aterosclerosi poiché le placche aterosclerotiche e le lesioni associate presentano un infiltrato di cellule immunitarie attivate e un’aumentata sintesi di citochine infiammatorie.
Il gene dell’interleuchina-6 (IL-6) codifica per l’omonima proteina, che è una citochina pleiotropica generalmente ad azione pro-infiammatoria, quindi induce le risposte infiammatorie. L’IL-6 è coinvolta nella regolazione della risposta infiammatoria sia acuta che cronica e nella modulazione delle risposte immunitarie specifiche.
Il gene dell’IL-6 contiene vari polimorfismi fra cui uno presente nel promotore in posizione -174 che consiste nella sostituzione di una G (guanina) con una C (citosina), ed un altro presente in posizione -634, anche questo caratterizzato dalla sostituzione di una G con una C. Da studi condotti su un gruppo di pazienti con infarto al miocardio e su un gruppo di soggetti sani senza patologie cardiovascolari è emerso che questi polimorfismi rappresentano un fattore di rischio per l’infarto. Ovvero i portatori dell’allele mutato C hanno una probabilità maggiore di essere colpiti da tale patologia rispetto ai non portatori. Inoltre la presenza di questi alleli correla anche con maggiori livelli plasmatici di IL-6.
Il gene del fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα), codifica per una citochina pro-infiammatoria pleiotropica cioè in grado di svolgere numerose funzioni di regolazione sulle risposte immunitarie. IL TNFα è anche un importante mediatore delle risposte infiammatorie sia acute che croniche. La concentrazione del TNFα aumenta durante i danni vascolari prodotti dalla formazione di trombi, questo fattore promuove le cellule endoteliali danneggiate stimolandole a produrre le molecole di adesione. Quindi favorendo l’adesione alle cellule endoteliali il TNFα si comporta come un fattore promuovente l’aterogenesi e il danno vascolare causa dell’infarto. Il gene del TNFα ha vari siti polimorfici, tra cui un polimorfismo presente nella regione promotrice del gene in posizione -308. Questo polimorfismo consiste di una sostituzione di una G (guanina) con una A (adenina). Studi in vitro hanno messo in evidenza che la presenza dell’allele A è associata ad una maggiore produzione della molecola stessa. Altri studi di fisiopatologia clinica hanno indicato che questo polimorfismo risultava essere un marcatore per le malattie cardiovascolari.
Il test genetico non ha evidenziato polimorfismo in entrambi i geni. L’assunzione di Omega 3 consigliata è di 1,5 g/giorno mediante un integratore di buona qualità.
Il test genetico ha evidenziato una sostituzione di una G con una A nel gene del TNFα ed una sostituzione di una G con una C nel gene dell’IL6 e pertanto una predisposizione ad un’aumentata sintesi delle omonime citochine. L’assunzione di Omega 3 consigliata è di 3 g/giorno mediante un integratore di buona qualità.
METABOLISMO VITAMINA B
La metilentetraidrofolatoreduttasi (MTHFR) è un enzima coinvolto nella trasformazione del 5-10 metilentetraidrofolato in 5 metiltetraidrofolato, che serve come donatore di metili per la rimetilazione della omocisteina a metionina tramite l'intervento della vitamina B6 e B12. L’enzima svolge un ruolo centrale per la sintesi del DNA e metilizzazione. Accanto alla deficienza grave di MTHFR determinata da rare mutazioni trasmesse con modalità autosomica recessiva, è stato identificato un polimorfismo genetico comune, dovuto alla sostituzione di una C (citosina) in T (timina) al nucleotide 677 (C677T), che causa una sostituzione di una alanina in valina nella proteina finale ed una riduzione dell'attività enzimatica della MTHFR in condizioni di esposizione al calore (variante termolabile). Tale variante comporta livelli elevati nel sangue di omocisteina specie dopo carico orale di metionina. La frequenza genica in Europa della mutazione è del 3-3,7% che comporta una condizione di eterozigosi in circa il 42-46% della popolazione e di omozigosi pari al 12-13%. Livelli aumentati di omocisteina nel sangue sono oggi considerati fattore di rischio per malattia vascolare, (trombosi arteriosa) forse attraverso un meccanismo mediato dai gruppi sulfidrilici sulla parete endoteliale dei vasi. Inoltre in condizioni di carenza alimentare di acido folico la variante termolabile della MTHFR porta a livelli molto bassi l'acido folico nel plasma ed è pertanto un fattore di rischio per i difetti del tubo neurale nelle donne in gravidanza. Il test genetico ha evidenziato una variante C677C del gene della MTHFR e pertanto una predisposizione ad aumentati livelli di omocisteina nel sangue per una ridotta funzione enzimatica. Tale scompenso può essere rimediato con l’assunzione di supplementi quotidiani di acido folico e vitamina B6 e B12.
SENSIBILITA' A ZUCCHERI E CARBOIDRATI RAFFINATI
PPARG è un fattore di trascrizione che influenza i livelli di glucosio e di insulina. Il polimorfismo dovuto alla presenza o assenza per l’allele Ala influenza l’espressione del gene sulla quantità di proteina prodotta. E’ stato dimostrato che gli individui eterozigoti per l’allele Ala hanno effetti benefici sulla glicemia e sull’insulina. Il test genetico ha evidenziato un allele per Ala ed un genotipo II di ACE. Non c’è bisogno, pertanto, di ridurre il consumo di carboidrati raffinati, ma si consiglia di osservare la raccomandazione standard cioè di non superare un carico glicemico giornaliero di 100.
Le specie dell’ossigeno reattive (ROS) costituiscono un “paradosso cellulare”, essendo state storicamente considerate molecole tossiche capaci d’indurre un danno ossidativo indiscriminato alle macromolecole biologiche, come pure principali responsabili di alcune condizioni patologiche ed invecchiamento. I ROS, infatti, sono potenti carcinogeni poiché possono provocare danni al DNA, che portano ad un’instabilità genomica stimolando la progressione del cancro. Recentemente è stato dimostrato, tuttavia, che i ROS sono stati disegnati dall’evoluzione per partecipare al mantenimento dell’omeostasi cellulare, funzionando come secondi messaggeri nella comunicazione intra-extra cellulare. Le cellule hanno un sistema di difesa antiossidante che li protegge dai ROS. La prima linea di difesa è costituita dalla famiglia di metallo enzimi, superossido dismutasi dipendente da metalli, che catalizzano la dismutazione del superossido in ossigeno ed acqua ossigenata.
STRESS OSSIDATIVO
Il gene SOD2 codifica per la superossido dismutasi manganese dipendente (MnSOD), un enzima localizzato nella matrice mitocondriale. Il gene presenta due polimorfismi, C(-28)T e T175C. Il polimorfismo C(-28)T produce una sostituzione Ala16Val nella sequenza aminoacidica segnale del precursore della MnSOD, che riduce il trasporto dell’enzima nel mitocondrio, diminuendo la sua capacità di difesa contro lo stress. Tale polimorfismo è stato associato ad un rischio maggiore di sviluppo di diverse patologie, in particolare quelle cardiovascolari. Tuttavia è l’assenza del polimorfismo, e non la sua presenza, a favorire lo sviluppo di tali patologie. L’effetto favorevole della presenza di tale polimorfismo è dovuto al fatto che l’enzima conserva la sua attività, ma distribuito all’interno della cellula invece di essere concentrato nei mitocondri. Il rischio di insorgenza delle suddette patologie diminuisce con una maggiore introduzione con la dieta di cibi ricchi di antiossidanti. Il polimorfismo T175C, invece, riduce la stabilità dell’enzima attivo di circa 3 volte.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo eterozigote per C(-28)T, che determina un’attività della MnSOD intermedia. E’ consigliata una dieta ricca di alimenti ricchi di antiossidanti, ed, inoltre, per proteggere l’organismo dai radicali liberi, è raccomandata l’assunzione di vitamina A, C ed E.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo omozigote per C(-28)C. E’ consigliato, pertanto, un maggiore consumo di alimenti ricchi di antiossidanti (preferibilmente frutta e verdura fresche e di stagione) e l’assunzione di integratori.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo eterozigote per T175T, l’enzima prodotto funziona in modo efficiente. E’ comunque consigliato un buon consumo di alimenti ricchi di antiossidanti (preferibilmente frutta e verdura fresche e di stagione).
Il recettore per la vitamina D lega la vitamina D ed influenza la produzione di diverse proteine, incluse alcune coinvolte nell’utilizzo del calcio. La deficienza di vitamina D causa rachitismo, una malattia rara al giorno d’oggi, ma i livelli di vitamina D sono comunque importanti per la struttura ossea.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo in omozigosi per l’allele T, che è stato dimostrato non influenzare l’assorbimento del calcio e la struttura ossea. Si consiglia di seguire le raccomandazioni standard e consumare almeno 200 UI di vitamina D e 800 mg di calcio. Questo genotipo VDR non influenza, inoltre, l’assunzione di caffeina.
Il test genetico ha evidenziato un genotipo omozigote per l’allele C, che è stato dimostrato influenzare l’assorbimento del calcio e la struttura ossea. Si consiglia di aumentare il consumo di almeno 800 UI di vitamina D e 1300 mg di calcio. Con questo genotipo è anche consigliabile non superare 200 mg al giorno.